BOLOGNA CAPITALE DELLA CULTURA NON SOLO UNA CITTÀ DI PASSAGGIO

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1| Come ammise Alberto Ronchi alcuni mesi fa, da assessore alla Cultura del Comune, «Bologna non ha mai coltivato il turismo culturale, né promosso il suo patrimonio. L’attenzione è ancora sulle fiere, l’industria, l’evento. Abbiamo dato per scontato che questa sia una città di passaggio».

2| È quindi naturale che Bologna non sia percepita come una città d’arte nonostante i più di 50 musei (di cui molti di portata internazionale), le decine di chiese ricchissime di opere d’arte, i palazzi affrescati, i monumenti e il centro storico tutto, con i suoi 40 chilometri di portici, candidato a sito Unesco. Eppure l’immagine della città è sfocata e priva d’identità.

3| In una città come Bologna, non considerare la cultura come una risorsa turistica  (e quindi un’entrata economica), significa buttare all’aria un’enorme opportunità di entrate, visibilità e benessere: è un tagliarsi le ali. La riqualificazione del centro storico passa anche per questo, dato che il turismo porta fermento e vantaggi economici, dalle maggiori entrate per i commercianti fino alla rivalutazione degli immobili dei residenti.

4| Naturalmente, bisogna fare i conti con la realtà, ma i punti in cui operare ci sono. Seguendo le parole di Fabio Roversi Monaco, Presidente di Genus Bononiae: «Subiamo la concorrenza insuperabile di Venezia, Firenze, Roma. Lo sforzo fatto finora dalla città non è sufficiente perché almeno una parte del flusso turistico si fermi qui. Il nostro è però un turismo colto, di qualità e sta crescendo. Credo che Bologna abbia ripreso un suo ruolo: l’Università, l’apparato museale, un insieme di centri di ricerca».

5| Se da un lato sono presenti altri poli d’interesse, dall’altro l’impegno nel promuovere dovrebbe essere maggiore, non solo per un astratto bisogno di cultura, ma soprattutto per una concreta opportunità economica.

6| Inoltre, esistono moltissimi aspetti minori, ma non per questo superflui, che il maggior investimento sul turismo culturale porterebbe con sé: interesse dall’estero, rivalutazione dell’Università e degli Istituti ad essa connessi, maggiori posti di lavoro specializzati e non, maggiore investimento dal parte del Ministero, solo per nominarne alcuni.

7| Dunque, il discorso non è un autoreferenziale elogio della cultura (come qualcuno ci ha abituato a sentire), ma una proposta concreta e tangibile per migliorare la qualità della vita di noi Cittadini e di questa nostra meravigliosa Città.

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